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LA GUERRA DI ABISSINIA E I BIGLIETTI A.O.I. – II PARTE

mer, lug 21, 2010

Banconote




LA GUERRA DI ABISSINIA E I BIGLIETTI AFRICA ORIENTALE ITALIANA – II PARTE
di JOHN LAW
L’Impero, però, durerà  poco.

L’Italia entra nella seconda guerra mondiale il 10 giugno 1940: mentre Hitler tenta di invadere l’Inghilterra, Mussolini pensa di approfittare della situazione contro gli inglesi in Africa.

Gli scontri si addensano quindi nella zona di confine tra l’Etiopia italiana e il Kenya inglese, gli inglesi, com’è logico, concentrano le loro forze sul suolo patrio, sottoposto a massicci bombardamenti tedeschi, mentre nelle colonie mantengono posizioni di difesa.

La propaganda italiana parla già  di vittoria imminente, ma le cose andranno ben diversamente.

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Nell’autunno 1940 gli inglesi partono al contrattacco in Etiopia: l’Africa Orientale Italiana, difficilmente difendibile per la sua posizione decentrata, cade nelle mani del nemico all’inizio della primavera del 1941.

Gli italiani organizzano alcune sacche di resistenza, la più famosa sull’Amba Alagi, sotto il comando del Duca Amedeo d’Aosta, ma la fine è ormai segnata: la sera del 17 maggio 1941 gli ultimi italiani si arrendono: ad essi viene concesso l’onore delle armi.

Il Duca d’Aosta, come riferisce il bollettino di guerra n. 348 del 19 maggio che dà  notizia della resa del presidio dell’Amba Alagi “che ha resistito oltre ogni limite”, segue il destino delle sue truppe: sarà  internato in un campo di prigionia in Kenia, dove morirà di tisi il 3 marzo 1942.

Dell’avventura abissina resterà, nella memoria degli italiani, una canzone, “Faccetta nera”, conosciuta ancora oggi e che, all’epoca, ebbe tra le truppe un grande successo.

Gli amori con donne di colore furono, in effetti, molto desiderati e molto praticati, il che preoccupò il regime, per motivi essenzialmente razzisti; fu composta e diffusa tra i soldati, in alternativa, un’altra canzone, “Faccetta bianca”, un invito a ricordare fidanzate, mogli e madri lontane.

Ma l’insuccesso fu totale.

banconote

E le nostre banconote? Furono rinviate in patria, e accantonate presso la sede della Banca d’Italia.

Nel novembre 1942, quando, a causa dell’inflazione, la produzione di banconote apparve insufficiente alle esigenze della circolazione, il ministro delle Finanze autorizzò la circolazione sul territorio nazionale delle banconote dell’A.O.I. nell’intento “di evitare ogni inutile spreco della speciale carta e degli inchiostri adoperati per la fabbricazione delle banconote.”.

Il valore numismatico di questi biglietti è oggi piuttosto elevato, soprattutto per la serie del 1939.

I tagli da 50 e 100 lire sono considerati non comuni per il 1938 e rari per il 1939 con valutazioni che partono dai 100 euro per la conservazione BB, fino ad arrivare agli 800 euro del 50 lire 1939 FDS.

Più rari (R3-R4) e, di conseguenza, costosi, i tagli da 500 e 1000 lire: per un BB si parte dai 600 euro, conservazioni più alte superano abbondantemente i 1000 euro di valutazione.

Concludo allegando, oltre alle consuete banconote, la foto di una cartolina di propaganda, opera di Gino Boccasile, stampata dopo la sconfitta in Africa: un nostro soldato, sullo sfondo dell’Amba Alagi, con lo spirito del Duca d’Aosta che si erge protettivo alle sue spalle, giura: RITORNEREMO.

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Il regime cerca ancora di convincere gli italiani di una realtà  inesistente, ma ormai si era incominciato a capire dove tirava il vento.




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