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LE ORIGINI DELLA CARTAMONETA – III PARTE

mer, lug 21, 2010

Banconote





LE ORIGINI DELLA CARTAMONETA – 3 PARTE

di JOHN LAW

CARTAMONETA: Prime banconota in Russia e Inghilterra

CARTAMONETA: La Russia e i primi rubli

In Russia s’iniziò a parlare dell’emissione di banconote durante il regno di Pietro il Grande (1689-1725) ma il progetto non giunse mai in porto.

E’ solitamente all’imperatrice Caterina che viene attribuita la prima emissione di banconote, nel 1769; è però probabile che si sia stampata cartamoneta già  nel 1762 sotto il regno di Pietro III: si dice che Potemkin, ministro della guerra sotto questo zar, abbia lasciato una biblioteca personale contenente volumi rilegati in pelle di cinghiale i cui fogli erano costituiti da banconote da 1000 rubli: non se n’è però mai trovato traccia, e probabilmente è soltanto una leggenda.

CARTAMONETA: Prime banconote inglesi nelle isole britanniche

In Inghilterra, nel 1694, viene fondata la Bank of England, ma contrariamente a quanto è stato talvolta scritto nel passato, le prime banconote di questo Istituto, pagabili a vista al portatore, videro la luce solo nel 1807.

La primogenitura nelle isole britanniche va dunque alla Bank of Scotland che nel 1695 mise in circolazione le sue prime banconote, che continuerà  ad emettere fino ai giorni nostri.

CARTAMONETA: Prime banconote in Italia

E veniamo, per concludere, all’Italia.

Ufficialmente, la nascita delle prime banconote “italiane” viene fatta risalire al 1745, nel Regno di Sardegna, sotto Carlo Emanuele III.

La storia della cartamoneta sabauda ebbe inizio però quasi 35 anni prima: nel 1711 un banchiere inglese, John Law (alla sua figura sarà  dedicato un prossimo articolo) presentò al duca Vittorio Amedeo II un progetto riguardante la creazione di una Banca di Stato con funzione di emissione di cartamoneta; era prevista la nascita dell’ipotetica “Banque de Turin” concepita nella forma di società  per azioni nella quale il Law riservava per sé il 10% del monte azionario.

L’emissione sarebbe dovuta avvenire nei tagli da 10, 100 e 1000 lire per un importo complessivo di un milione di lire.

Il progetto però non ebbe seguito e si dovette attendere più di 30 anni (1745) per la prima emissione, dovuta tra l’altro ad una situazione di estrema necessità .

All’epoca il Regno di Sardegna, alleato dell’Austria, era in guerra con la Francia e la Spagna: dopo una serie di sconfitte che minacciavano la stessa sopravvivenza del regno, Carlo Emanuele III si trovò nell’assoluta necessità  di reperire denaro per rinforzare l’esercito, ed è a questo punto che decise di emettere una cartamoneta fruttante interesse, una via di mezzo tra la banconota e l’obbligazione; inizialmente accolta con favore dalla popolazione, proprio per questa sua particolarità , questa cartamoneta fu poi accresciuta a dismisura, tanto da subire una progressiva svalutazione fin quasi al totale deprezzamento.

Le rovinose esperienze di questi biglietti, avvenute parallelamente a quelle delle cedole pontificie del Banco di S. Spirito e del Sacro Monte di Pietà , provocarono per molti decenni in tutta la penisola un’avversione generalizzata all’uso della cartamoneta, che tornerà  ad essere emessa e accettata solo in ragione della solidità  dei buoni garantiti dallo Stato Pontificio e dalla fiducia nelle banconote emesse dalla Banca di Genova e dalla Banca di Torino, che nel 1849 si fusero per dare vita alla Banca Nazionale negli Stati Sardi, che dopo l’unificazione divenne Banca Nazionale nel Regno d’Italia.

Dalla fusione tra quest’ultima, la Banca Nazionale Toscana e la Banca Toscana di Credito, nasceva, nel 1893, la Banca d’Italia, la cui storia merita naturalmente un approfondimento, che sarà  oggetto di un prossimo articolo.

Mi limito per il momento a dire che, con la creazione della Banca d’Italia, non fu subito unificato il servizio di emissione: mantennero infatti la facoltà  di stampare banconote il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia, fino al 1926: da tale data l’unico Istituto autorizzato ad emettere cartamoneta fu la Banca d’Italia, fino al 2002, quando, con l’avvento dell’euro, tale funzione passò alla BCE (Banca Centrale Europea)




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