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MILLE LIRE AL MESE

mer, lug 21, 2010

Banconote




MILLE LIRE AL MESE

di JOHN LAW

Mille lire al mese

banconote mille lire

"Se potessi avere mille lire al mese,

senza esagerare, sarei certo di trovare

tutta la felicità!

Un modesto impiego, io non ho pretese,

voglio lavorare per poter alfin trovare

tutta la tranquillità!

Una casettina in periferia, una mogliettina

giovane e carina, tale e quale come te.

Se potessi avere mille lire al mese,

farei tante spese, comprerei fra tante cose

le più belle che vuoi tu!"

Era un vecchio signore d’altri tempi il biglietto da mille lire andato in pensione nel giugno del 1953, dopo quasi 60 anni di onorata carriera (la prima emissione è del 1896); un signore decaduto, che ha goduto molto prestigio nel periodo in cui si vedeva raramente in giro, ma che ha continuato a tenersi su fino agli anni della seconda guerra mondiale.

“Se potessi avere mille lire al mese” cantava Umberto Melnati nel film omonimo (con Alida Valli): era il 1939 e fu allora che cominciò la corsa all’abisso di una banconota che tra il 1900 e il 1914 aveva conosciuto un periodo di straordinario splendore.

Erano i tempi in cui chi aveva la fortuna di guadagnare tremila lire l’anno era considerato dalle madri “un buon partito”; non erano in molti trovarsi in quelle condizioni, un medico generico oltrepassava di poco le cento lire al mese, assai meno guadagnavano i maestri, dalle 50 alle 55 lire mensili.

Nel 1914, prima della grande guerra, con mille lire si poteva comprare una carrozza; nel 1920, dopo una svalutazione del 42% durante la guerra, e dell’82% poi, ci si poteva acquistare appena una bicicletta, comunque un genere di lusso.

Quando uscì il film “Mille lire al mese”, il pane costava 1,60 lire il chilo, 2 lire il riso, 50 centesimi le patate (sempre un chilo), le uova 4 centesimi l’una; un cappotto da donna, comune, 475 lire; il primo elettrodomestico, un ferro da stiro elettrico dalle 40 alle 60 lire.

banconote mille lire

Dobbiamo al senese Rinaldo Barbetti la creazione del biglietto da 1000 con la “grande M” ed anche quelli da 50, 100 e 500 lire che furono i primi emessi dalla Banca d’Italia.

Nato a Siena nel 1830 da una famiglia di artigiani intagliatori del legno, Barbetti si trasferì poi a Firenze, dove esercitò la professione di orafo.

Negli anni in cui Firenze fu capitale d’Italia, fu chiamato alla realizzazione ed alla decorazione del mobilio dell’ufficio del presidente della Camera dei Deputati e, successivamente, alla realizzazione dei disegni dei primi biglietti della Banca d’Italia, sui quali compare la sua firma “RIN. BARBETTI INV. e DIS.”

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Già dal 1930 il glorioso biglietto era stato affiancato da quello, ad onor del vero di grande fascino, con le cosiddette “Regine del Mare”, allegoria delle Repubbliche Marinare.

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banconote mille lire

Ma è con la seconda guerra mondiale che il biglietto da mille viene a perdere gran parte del suo potere d’acquisto; nel 1939 mille lire corrispondevano a circa 1.250.000 lire del 2002 (passaggio da lira a euro); nel 1947, quando entra in circolazione il biglietto con “testina d’Italia ornata di perle”, ripresa da un quadro di Botticelli, il valore si era ridotto a 28.000 lire.

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Nel dicembre del 1963 è la volta del biglietto con l’effigie di Giuseppe Verdi; si inaugura così una gradita tradizione, quella di riprodurre sul fronte delle banconote il ritratto di un grande italiano che continuerà fino all’ultimo biglietto, quello da 500.000 lire con il ritratto di Raffaello, e che vedrà sfilare un’autentica galleria del “genio italicus” dalla musica (oltre a Verdi, Bellini) alla pittura (Caravaggio, Tiziano, il già citato Raffaello), alla letteratura (Manzoni), alla scienza (Galileo, Marconi, Volta).

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Seguiranno, dopo un secondo tipo dedicato a Giuseppe Verdi, le cosiddette mille lire “Marco Polo” (in realtà un ritratto di “vedovo sconosciuto” del XVI secolo, non esistono ritratti certi del grande viaggiatore veneziano) nel 1982, quando ormai il biglietto valeva circa 2500 lire attuali, poco più di un euro.

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Infine, nel 1990, quando con mille lire non si comprava quasi più niente, la prima (ed unica) banconota italiana dedicata ad una donna, Maria Montessori, pedagogista e educatrice, la prima donna in Italia a conseguire la laurea in medicina; dopo gli studi universitari si dedicò alla cura dei bambini con problemi psichici, convincendosi che con il trattamento educativo otteneva maggiori risultati che con l’uso di cure mediche tradizionali.

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Con le mille lire “Montessori” si chiude il discorso sulla cartamoneta, ma se ne apre un altro, breve e di scarsa fortuna, sulla moneta metallica, coniata nel 1997 e mai entrata nel cuore e nelle abitudini degli italiani; ricordata, soprattutto, per un errore geografico nella cartina d’Europa che, nella prima versione, presenta errati confini della Germania: ci fu, allora, chi gridò ad un “Gronchi rosa” numismatico, ma il Ministero del Tesoro smorzò subito gli entusiasmi mantenendo in circolazione le monete sbagliate, che oggi sono reperibili a poco più del valore facciale: valore che, ormai, aveva perso del tutto il suo potere d’acquisto.

banconote mille lire

Certo, erano altri tempi quando non occorrevano più di cinque o sei lire per portare a cena la propria bella e, con l’aggiunta di trenta centesimi, ci si poteva permettere il lusso di offrirle una splendida gardenia.




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