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TRIPOLI, BEL SUOL D’AMORE – II PARTE

mer, lug 21, 2010

Banconote




TRIPOLI, BEL SUOL D’AMORE – II PARTE
di JOHN LAW

Dall’11 al 20 marzo del 1937, la stampa italiana si occupa solo di un grande evento di cronaca nazionale, il viaggio di Mussolini in Libia.

La visita rientra tra le manifestazioni di propaganda e di rilancio dell’impegno coloniale: seguirà, l’anno dopo, lo sbarco di ventimila coloni italiani.

A ricevere il Duce c’è Italo Balbo, nominato governatore della Libia nel 1934.

Mussolini aveva sofferto dell’eccessiva fama che Balbo si era guadagnato con le trasvolate transoceaniche e, probabilmente, gli aveva assegnato questo incarico per allontanarlo dall’Italia e dai centri della grande diplomazia europea.

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Folle imponenti accompagnano le tappe del viaggio del Duce, da Bengasi a Cirene, da Tripoli a Sabrata e Zuara: i libici, con improvvisati saluti romani, si assiepano lungo le strade dove passa il corteo di macchine con gli alti gerarchi fascisti.

Le velleità imperialistiche del fascismo, nel 1937, sembra possano avere una loro duratura realizzazione. Non sarà così: tre anni dopo, allo scoppio della guerra le cose iniziano subito a complicarsi.

La campagna africana non comincia bene per gli italiani, al comando del generale Graziani.

Forti di cinque divisioni potrebbero cacciare le deboli forze inglesi dall’Egitto, ma l’inettitudine, la cautela e le difficoltà logistiche li bloccano a Sidi el Barrani.

Bastano due divisioni rinforzate e un po’ di fortuna al generale Wavell per espellere alla fine del 1940 le forze italiane dall’Egitto. Nel febbraio del 1941 la Cirenaica viene invasa, Tobruk capitola e a Beda Fomm si conclude la distruzione di un totale di nove divisioni italiane. Il morale è a terra ma, quando arriva Erwin Rommel con la XXI divisione Panzer, la situazione si modifica profondamente.

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Rommel, un prussiano di antenati polacchi, aveva combattuto nella Prima guerra mondiale, distinguendosi nella battaglia di Caporetto, dove aveva imparato una grande lezione: la massa conta meno della concentrazione di forze nel punto giusto e della manovra condotta con audacia.

In quella battaglia, giovane ufficiale al comando di un battaglione di alpini, aveva già  messo in mostra le sue doti di ardimento, genialità  tattica ed elasticità , con un’avanzata all’interno delle linee italiane, che si concretizzò nel passaggio del Piave e nella conquista di Longarone, nonché nella cattura di oltre novemila prigionieri.

Il 24 marzo Rommel decide di riprendere l’iniziativa agli inglesi respingendo prima la loro forza di copertura ad El Agheila, poi effettuando una decisa puntata sulla fortezza di Tobruk.

Wavell è colto di sorpresa e la sua II divisione corazzata viene sfasciata nel tentativo di intercettare la manovra tedesca.

Un apparente buon senso consiglierebbe alle forze inglesi un’ordinata ritirata, ma a Wavell non sfugge l’importanza di tenere Tobruk, chiave del vitale sistema di comunicazioni lungo la costa: per questo decide di mettere dentro la fortezza l’intera VII divisione australiana in modo da costituire una spina nel fianco dell’Asse.

Fallito un frettoloso assalto, Rommel cinge d’assedio Tobruk e avanza sui passi di Sollum e Halfaya; Wavell è costretto da pressioni politiche a Londra a far qualcosa per spezzare l’assedio di Tobruk, ma l’offensiva ha scarse probabilità di successo, che vengono immediatamente cancellate dall’abilità di Rommel; Wavell viene sostituito dal generale Auchinleck.

Tra luglio ed ottobre le forze dei due contendenti in Libia si riorganizzano in vista del prossimo ciclo d’operazioni: l’VIII armata britannica viene portata alla forza di sette divisioni e di 700 tank, la Desert Air Force raggiunge i 1.000 aerei.

Nelle forze dell’Asse, l’Afrika Korps si espande con la XV divisione Panzer e le più ridotte 90ª e 164ª divisioni leggere, alle quali si aggiunge un corpo di sei divisioni italiane: sono schierati per l’offensiva 260 Panzer e 154 carri italiani, più 120 aerei germanici e 200 italiani.

La mossa d’apertura tra le desolate pietraie e la stretta fascia verde costiera viene compiuta da Auchinleck, con un attacco di sorpresa a Marsa Matruh che mira ad insaccare le forze dell’Asse a Sollum e Bardia.

Rommel riesce a battere gli inglesi in una confusa battaglia a Sidi-Rezegh e contemporaneamente a respingere una sortita da Tobruk: poi sferra un improvviso colpo nella profondità delle retrovie nemiche.

Soltanto le capacità  di Auchinleck impediscono che il morale degli Alleati venga distrutto dalle abili mosse di Rommel: il comandante britannico riesce anzi ad intrappolare parte dell’Afrika Korps. I tedeschi rompono l’accerchiamento e attuano una rapida ritirata in dicembre, sotto la continua pressione dei britannici che arriveranno fino a Bardia.

Tutto il 1942 vede la vittoriosa avanzata di Rommel fino alle porte dell’Egitto. Non lo ferma la superiorità dei mezzi nemici, non la resistenza valorosa delle truppe francesi a Bir Hacheim, non le potenti fortificazioni di Tobruk.

E’ solo per esaurimento fisico e logistico che le sue armate si fermano nella strozzatura creata nel deserto dalla depressione di Qattara. Rommel prova ancora un’audace azione tra agosto e settembre con la battaglia di Alam Halfa.

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Lo fronteggia un nuovo generale, duro, prudente e metodico, Bernard Law Montgomery, che resiste senza cedere e lo costringe alla difensiva.

Da allora si assiste all’impressionante crescita delle forze dell’VIII armata, alla quale gli italo-tedeschi possono solo contrapporre ingegnose difese e campi minati.

Quando Montgomery è pronto ad El Alamein, le sue fanterie dovranno sudare parecchio per penetrare queste difese, anche se alla fine lo sfondamento sarà inesorabile.

Della battaglia di El Alamein ci occuperemo diffusamente nella terza parte dell’articolo, ora concediamoci un salto temporale di qualche mese in avanti e iniziamo a conoscere nel dettaglio le banconote inglesi d’occupazione.

Gli inglesi conquistano Tripoli, ponendo così fine alla guerra in Libia, nel gennaio 1943; immediatamente vengono introdotti i biglietti della “British Military Authority” (che saranno poi utilizzati in Italia) con il valore in pence e scellini, subito mal accetti dalla popolazione locale, che non riusciva a calcolarne il difficile cambio.

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In Libia, come in gran parte dell’Africa a nord dell’Equatore, veniva un tempo usato come moneta principale il Tallero 1780 di Maria Teresa, un pezzo d’argento ben riconoscibile e soggetto alle oscillazioni del metallo, che non doveva superare certi limiti nell’usura dovuta alla circolazione; pare che le popolazioni locali avessero l’abitudine di giudicare il calo del metallo tastando il bottone che ferma il vestito sulla spalla dell’imperatrice, accertandosi così dell’usura della moneta.

L’Italia, nel 1935, acquista i conii dalla zecca di Vienna e inizia a battere questa moneta, proprio per l’uso nelle sue colonie africane.

Inoltre, come già detto, in Libia, dal 1912, circolavano anche le monete e banconote decimali italiane, ed a queste gli indigeni erano ormai abituati.

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Così, in tutta fretta, gli inglesi sono costretti ad approntare una nuova serie di biglietti, con valore in lire, che hanno come autorità  emittente la “Military Authority in Tripolitania”.

Data l’urgenza, i nuovi biglietti sono prodotti con la stessa carta utilizzata per quelli della B.M.A ed anche dal punto di vista estetico sono un chiaro rifacimento dei precedenti, sia nel disegno che negli elementi decorativi.

I tagli prodotti sono quelli da 1-2-5-10-50-100-500 e 1000 lire.




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