RSS

TRIPOLI, BEL SUOL D’AMORE – III PARTE

mer, lug 21, 2010

Banconote




TRIPOLI, BEL SUOL D’AMORE – III PARTE
di JOHN LAW

Apriamo questa terza (e conclusiva) puntata sull’occupazione italiana in Libia con una cartolina di propaganda, del 1941, quando ancora, nonostante le prime sconfitte, si pensava di poter ribaltare la situazione militare; ed in effetti, l’anno seguente vedrà una serie di vittorie delle truppe dell’Asse, prima della definitiva sconfitta ad El Alamein.

banconote

L’autore è, ancora una volta, quel Gino Boccasile che, a prescindere dalle idee politiche, va considerato il più grande illustratore italiano di sempre.

Sul fronte numismatico, dopo aver ricordato che i tagli dei biglietti della Military Authority in Tripolitania sono quelli da 1-2-5-10-50-100-500 e 1000 lire, è da precisare che il valore del biglietto da 2 lire venne equiparato a quello del Tallero d’argento (Tallero di Maria Teresa) e per questo il biglietto circolò molto più degli altri.

Il potere d’acquisto dei tagli alti era estremamente elevato, se rapportato al livello di vita della popolazione: il biglietto da 500 lire valeva 250 Talleri e, di conseguenza, 1000 lire corrispondevano a 500 Talleri d’argento: i due valori alti ebbero quindi limitatissima circolazione.

banconote

Se intendete iniziare una raccolta di questi biglietti, sappiate che i tagli da 1 a 100 lire sono comuni fino alla conservazione SPL, con quotazioni di catalogo che vanno dai 35 agli 80 euro: gli stessi, in FDS, possono essere abbastanza agevolmente reperiti spendendo tra i 100 e i 250 euro.

Diverso il discorso per i tagli alti: per il 500 lire (R4), preparatevi a spendere 700 euro per una conservazione BB, e ben 2200 euro per il FDS: il biglietto da 1000 lire, rarissimo (R5), viene quotato nella conservazione SPL, essendo in pratica introvabile in FDS, la bella somma di 4000 euro.

Riprendiamo ora, e concludiamo, il racconto più propriamente storico, con una breve cronaca della decisiva battaglia di El Alamein.

Alla vigilia di questa battaglia, l’Asse dispone di ottantamila uomini, di cui ventisettemila tedeschi, duecento carri armati e 345 aerei (129 tedeschi e 216 italiani). Di contro, Montgomery può schierare duecentotrentamila uomini, oltre mille carri armati e 1000 aerei. Dunque la superiorità britannica si può calcolare almeno nella misura di uno a tre.

Il piano di Montgomery consiste nell’attaccare tentando di sfondare nel tratto tenuto dagli italiani, ritenuti più deboli e peggio armati dei loro camerati germanici.

Assente Rommel, la battaglia comincia alle 21.40 del 23 ottobre 1942, in una notte di luna piena, quando i mille cannoni di Montgomery aprono il fuoco simultaneamente lungo il fronte, concentrando il tiro sulle postazioni di artiglieria delle truppe dell’Asse.

banconote

Alle 22 inizia l’azione delle fanterie. La prima fase, quella dell’urto, va dalla notte del 23 fino al 26 ottobre. La resistenza dei tedeschi e degli italiani è accanita, superiore al previsto. Tuttavia, all’alba del 24 ottobre il 30mo Corpo d’armata britannico ha raggiunto gli obiettivi che gli sono stati assegnati, ma le sue fanterie sono stanche e provate e non possono contribuire ad assicurare il passaggio dei carri armati nel varco aperto nel settore nord.

Rommel, messo subito al corrente a Berlino, accorre in Africa, dove giunge il 26 ottobre, trovandosi davanti una situazione gravissima.

L’avanzata riprende il 28 nei corridoi, sotto il fuoco rapido e micidiale dei cannoni anticarro tedeschi. I carri armati inglesi posti fuori combattimento si contano a decine: è il momento culminante. La 1a divisione corazzata inglese, al di là del corridoio, rischia ad un certo punto di venire attaccata e respinta dalla 21a divisione Panzer tedesca. Allora Montgomery spinge verso nord la 7a divisione corazzata e ordina alla 9a divisione australiana di colpire anch’essa a nord.

Il 31 ottobre Montgomery dà l’avvio a quella che definisce “l’Operazione Supercharge”, ossia il colpo d’ariete. Nel frattempo Rommel studia la possibilità di ripiegare su Fuka, a ventiquattro chilometri dalle prime linee: ma capisce che la sua armata così duramente provata e quasi a secco di carburante corre il rischio di essere completamente disfatta.

La sera del 2 novembre i carri armati del feldmaresciallo sono soltanto trenta. Bisognerebbe ripiegare subito, ma il 3 novembre arriva un perentorio ordine di Hitler, con il quale s’impone all’Afrika Korps di farsi uccidere sul posto piuttosto che indietreggiare di un metro.

Così Rommel manda a tutti i reparti l’ordine di resistere ad ogni costo, e rifiuta di accettare le implorazioni dei suoi generali, impegnati a dimostrargli l’assurdità di una condotta del genere.

banconote

Il 4 novembre Montgomery è in piena avanzata e ha aggirato ormai lo sbarramento anticarro italo-tedesco. Il generale tedesco von Thoma, in prima linea, si consegna agli inglesi: non si è più sentito di condividere il massacro imposto da Hitler ai suoi uomini.

Alle 15.30 giunge a Rommel un messaggio: la divisione italiana “Ariete” non esiste più, gli inglesi hanno aperto una breccia ampia venti chilometri.

Alle 8 di sera, quando apprende che la brigata corazzata britannica è già arrivata alla litoranea, Erwin Rommel decide l’unica soluzione possibile: la ritirata.

La ritirata sarà un altro capolavoro della “volpe del deserto”, perché, nonostante la sconfitta subita, Montgomery non riuscirà ad accerchiarlo e a distruggere definitivamente l’Afrika Korps.

I settantamila superstiti della battaglia di El Alamein percorreranno tremilaquattrocento chilometri, invano inseguiti dal nemico fino alla Tunisia.

La fine, però, è solo rimandata.

Nel gennaio 1943 gli inglesi sono a Tripoli, nello stesso mese gli americani iniziano la loro offensiva da ovest in Tunisia, seguiti nel marzo dagli inglesi a sudest.

Il 12 maggio 1943 i tedeschi lasciano il Nordafrica e gli Alleati rimangono padroni della situazione.

Un mese dopo, con lo sbarco in Sicilia, lanceranno l’attacco alla “Fortezza Europa”.

banconote

Non possiamo concludere questa breve cronaca della battaglia di El Alamein senza fare almeno un accenno (meriterebbe molto di più) all’eroismo delle truppe italiane, in particolare alla divisione di paracadutisti “Folgore”, che compì imprese eccezionali, attaccando i carri avversari con bombe a mano, bottiglie incendiarie, mine magnetiche e, financo, all’arma bianca.

L’11 novembre 1942, a battaglia conclusa, così la BBC parlò di loro:

“I resti della divisione italiana Folgore hanno resistito oltre ogni limite delle possibilità umane”.




Digg This
Reddit This
Stumble Now!
Buzz This
Vote on DZone
Share on Facebook
Bookmark this on Delicious
Kick It on DotNetKicks.com
Shout it
Share on LinkedIn
Bookmark this on Technorati
Post on Twitter
Google Buzz (aka. Google Reader)

Leave a Reply